CAMILLO


Luigi Castaldi su Esportare l'America e la recensione del riformista

28 dicembre 2003

Partito per scrivere una recensione di "Esportare l'America" di Christian Rocca e trovatosi ben presto a corto di elementi per una stroncatura, Alberto Mingardi, sul Riformista di martedì, si fa tentare dal pezzo forte del suo non ricchissimo repertorio: l'invettiva anti neocon. Certo, sembrano ammorbiditi i toni che gli facevano scrivere, l'anno scorso, "the virus of neo-conservatism is spreading all over the world" e, nel luglio di quest'anno, "i neoconservative amano la guerra", ma è chiaro che è il solito Mingardi. Fatta eccezione per lo Spiderman delle passate perfomances, oggi sostituito, chissà perchè, da Batman, è chiaro che è sempre lui: il tormentone "Hobbes vs Locke", immancabile in ogni pagina web che porti la sua firma; la stanca ripetizione di "Kagan=slogan", che ormai è uno slogan; il parlare di libertà, democrazia e liberalismo, per concludere che non sono articolo "Made in Texas", perchè li vendono sotto casa sua, insomma sotto casa del Mingardi... Insomma, per dirla come forse la diranno al Foglio, dove qualche volta sbagliano le citazioni dalla Bibbia, ma hanno il naso fino per inchiodare il fighetto di turno: la solita fuffa anti Usa. Io credo, invece, che con quello di Daniele Capezzone, il libro di Christian Rocca sia tra le cose più interessanti che si siano potute leggere quest'anno, e che semplicemente Mingardi non se ne sia accorto. D'altra parte, lo stesso Rocca scrive alla fine del suo libro, in una splendida pagina intitolata "Che cos'è l'America": "Non sono un esperto, i giornalisti non sono mai esperti, sennò avrebbero scelto un altro lavoro". Ecco, a leggere la recensione m'è parso che Mingardi non avrebbe potuto sceglierne un altro. (L.C., 24.XII.2003)