Mormone, del far west, antiabortista, amico di Bush e iper
patriota. Chi è?
IL FOGLIO, 17 novembre 2004
New York. Condoleezza Rice
è, come previsto, il nuovo segretario di Stato. E' la
prima donna afroamericana a guidare la politica estera americana,
un posto che per primo fu di Thomas Jefferson. Condi, così
la chiama George W. Bush, ieri tratteneva a stento la felicità
quando il presidente ha ufficializzato la notizia, salvo poi
farsi venire i lucciconi agli occhi quando Bush ha ricordato
la sua difficile infanzia in Alabama e la lezione che in tempi
di discriminazione razziale le insegnarono i genitori: "La
dignità umana è un dono di Dio". Sul piano
interno, ha scritto ieri Andrew Sullivan, è un colpo mortale
per il partito democratico, perché Bush ha già
nominato un ispanico (Alberto Gonzales) a ministro della Giustizia,
ora la prima donna nera a Foggy Bottom e, a breve, il giudice
nero Clarence Thomas a capo della Corte suprema, concretizzando
anni di battaglie liberal sull'integrazione delle minoranze.
Bush ha spiegato che "il segretario di Stato è la
faccia dell'America nel mondo e Condoleezza Rice mostrerà
al mondo la forza, la grazia e la cortesia del nostro paese".
Rice, 50 anni compiuti domenica scorsa, sovietologa, ex rettore
all'università di Stanford, lascia il posto di consigliere
per la Sicurezza nazionale al suo vice Stephen Hadley, ma prima
di insediarsi al Dipartimento di Stato dovrà superare
il voto di conferma del Senato. Tempo previsto: un mese. Esito:
scontato. Fino ad allora sarà ancora Colin Powell a guidare
la diplomazia americana.
Ovviamente è iniziato il dibattito sulla fuoriuscita della
cosiddetta colomba Powell e su come cambierà la politica
estera americana con l'arrivo di Rice. A leggere alcune cronache
sembra che sia stato cacciato un fiero pacifista e che sia arrivata
una specie di mostro (anche se, essendo Rice donna e nera, l'accusa
viene formulata con termini più politicamente corretti).
Le stesse cronache non segnalano, però, che Rice ha avuto
tre mentori nella sua carriera di esperta di politica estera,
ciascuno dei quali con curriculum e pedigree che oggi mandano
in sollucchero la sinistra. Il primo è Joseph Korbel,
ex funzionario del ministero degli Esteri della Cecoslovacchia
fuggito dal suo paese per la persecuzione comunista nei confronti
degli ebrei e che poi diventò professore di relazioni
internazionali negli Stati Uniti. Condi Rice era la sua studentessa
preferita e Korbel, di fatto, la adottò. L'altra figlia
di Korbel, figlia vera, naturale, è Madeleine Albright
cioè la predecessora di Rice al Dipartimento di Stato
durante l'Amministrazione Clinton. Rice ha lavorato anche con
il precedente presidente Bush, il padre di George W. Faceva parte
del team di sicurezza nazionale guidato da Brent Scowcroft, oggi
diventato un beniamino della grande stampa per la sua visione
pragmatica del mondo e per l'opposizione all'intervento in Iraq.
Il terzo mentore di Condi Rice, la persona che la ospitava quando
mosse i primi passi a Washington, è stato proprio Colin
Powell.
Contraria all'intervento nella
ex Jugoslavia
Condoleezza Rice, insomma, è tutto tranne che una neoconservatrice,
al punto che ai tempi della "guerra buona", quella
del centrosinistra mondiale e di Bill Clinton, prima in Bosnia
e poi in Kosovo, Condi criticò la "sorellastra"
Albright che di quella guerra fu la sponsor numero uno dentro
l'Amministrazione Clinton. Allora la Albright si lamentò
con il presidente del Joint Chiefs of Staff dell'esercito con
una frase che è rimasta famosa: "A che serve avere
questo esercito superbo, se poi tu ne parli sempre come se non
lo potessimo usare?". L'alto ufficiale era Colin Powell.
Rice, come il suo mentore e a differenza della grande maggioranza
dei neocon, era contraria all'intervento nella ex Jugoslavia
esprimendo disagio nel vedere l'esercito americano usato per
guerre umanitarie basate su motivazioni morali e non di stretto
interesse nazionale. Ma una volte che le truppe furono inviate
all'estero, Rice sostenne l'intervento.
Questo non vuol dire che il nuovo segretario di Stato sia contraria
alla politica di promozione della democrazia in medio oriente.
Tutt'altro. E', anzi, una convinta sostenitrice dell'azione del
presidente, e per questo è stata scelta. Rice non ha rinnegato
il suo pensiero, ha semplicemente compreso che dopo l'11 settembre
la strategia più realista è proprio quella che
viene definita "ideologica". L'idea realista di sostenere
Stati di polizia e del terrore per tenere a bada l'islamismo
e l'arabismo radicale, è fallita. Perseverare è
un errore che una pragmatica vera come Condi Rice non farà.