CAMILLO

FILIPPO FACCI
su Marco Travaglio

IL GIORNALE, 4 febbraio 2003

Sono cose che succedono. Il giornalista Marco Travaglio ha scritto
sull'Unità che il relatore della legge che abrogò l'immunità parlamentare
(1993) era Pierferdinando Casini anziché Carlo Casini: ma non è poi grave.
Lo è assai di più che lo stesso errore compaia nel libro 'Mani pulite, la vera storia' scritto da Travaglio medesimo e dal giornalista Peter Gomez. Lo
è assai di più che lo stesso errore compaia nel diciassettesimo volume della
'Storia d'Italia' pubblicata da Einaudi. Lo è assai di meno, ma è comunque
intererssante, che che l'errore del volume Einaudi sia stato opera, pare, di
un altro giornalista che scrive sul Corriere della Sera, testata che in
questi giorni ha rilevato l'errore fatto dal giornalista Marco Travaglio.
Sono cose che succedono. Del resto i giornalisti Peter Gomez e Marco
Travaglio hanno anche scritto che l'ex magistrato Giuseppe Ayala è stato
amnistiato per una faccenda di ben dieci milioni illeciti: e questo non è
vero, non l'hanno amnistiato: l'hanno prosciolto in sede preliminare e
quindi non l'hanno neanche processato. Ma suvvia. I giornalisti Peter Gomez
e Marco Travaglio hanno anche scritto che il signor Giuseppe Fallica, un
collaboratore di Miccichè, è stato a sua volta condannato e neppure questo è
vero: l'hanno scambiato per un altro Giuseppe Fallica che non c'entra
niente. Un caso di omonimia. Suvvia. I giornalisti Peter Gomez e Marco
Travaglio hanno anche pubblicato, giusto in questi giorni, un libro in cui
si raccoglie in primo luogo la requisitoria finale di Ilda Boccassini contro
Cesare Previti (e gli altri) in secondo luogo si raccoglie l'interrogatorio
finale reso da Cesare Previti (e gli altri) e tuttavia non si raccoglie, per
niente, l'arringa finale degli avvocati difesa: anche perché non l'hanno
ancora pronunciata. Ma fa niente, il libro l'hanno fatto adesso. Non hanno
voluto aspettare, il dibattimentoper loro è chiuso così. Niente di grave,
suvvia: sono cose che succedono. In Italia. Non prendeteci troppo sul serio,
siamo giornalisti. Siamo giornalisti italiani