CAMILLO


Recensione di
CONTRO L'ONU

OSCAR GIANNINO
Il Riformista, 17 maggio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le
democrazi
e, di CHRISTIAN ROCCA, Lindau, pp. 160, euro 13.50
E' il libro che fa per voi, se pensate che l'Onu abbia definitivamente fatto il suo tempo sotto il peso dei suoi veti incrociati al servizio di regimi illiberali, e che la coalition of the willings sia il vero modello degli interventi multilaterali nel mondo, chi ci sta ci sta obiettivo per obiettivo come nel caso della Psi, la Proliferation for Security Initiative che controlla sui mari il traffico di possibili armi proibite e che in realtà è stata lei decisiva - non l'Onu - per mettere spalle al muro la Libia e obbligarla alla rinuncia degli arsenali proibiti. Le Nazioni Unite sono fallite, è la tesi dell'Autore, peperino inviato del Foglio negli States dove ha messo colpi a segno mica male come l'intervista a Oriana Fallaci sul caso Terry Schiavo. Chi
qui scrive, se ne infischia allegramente delle contrapposizioni tra testate e direttori e dichiara fuori dai denti la propria colpa, quella cioè di simpatizzare
per lui. Per Rocca, bisognerebbe prenderne atto che l'Onu è fallita, dirlo chiaramente, non sprecare tempo con riforme e alchimie istituzionali.
Il Consiglio di Sicurezza e l'Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi
disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for Food scoperta
nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda; oggi il mondo è cambiato, le frequenti
crisi locali non rispondono più alla logica
geopolitica del bipolarismo, ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell'Onu è arrivato il momento di dire «mai
più» alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie. Potreste dire che è la versione spaghetti-western del
pregiudizio ostile all'Onu dei neocon americani, ma se la pensate così vi condannate a non capire che dietro la proposta innovativa di un'Alleanza
delle democrazie in Italia certo ci sono solo i radicali e le intense campagne di Emma Bonino - che ne ha pagato il prezzo per l'ennesima volta con la non-candidatura all'Alto commissariato
per i rifugiati. Ma in America sulla critica serrata all'Onu e sulla controproposta dell'Allenza delle democrazie si schierano fior di analisti, intellettuali e politici, di ascendenze e matrici culturali lr più
diverse. Il manifesto forse più organico, dell'Alleanza da contrapporre all'Onu, è quelo infatti siglato sul Financial Times del 6 novembre scorso da Ivo Daalder - della liberal Brookings Institutions - e James Lindsay del Council on Foreign Relations, anch'esso non tenero abitualmente verso i neocon. E' la tesi che ispira il recente The
Case for Democracy
di Natan Sharansky, ed è lo sviluppo di quella Community of Democracies che fu in realtà lanciata, non dimentichiamolo per favore, dall'ex segretario di Stato Usa Madeleine
Albright, che serviva sotto Clinton e non
sotto Bush. Tanto che la prima riunione della Community avvenne a Varsavia nel 2000, quando Bush era ancora ben lontano dalla Casa Bianca.
Per Daalder e Lindsay come per molti altri, le 101 proposte della commissione speciale per la riforma dell'Onu non sono tali da risolvere i problemi di elefantiasi paralitica del palazzo di vetro e delle sue mille agenzie. Per questo, bisogna che
chi tiene alle libertà si organizzi diversamente.
Anche se siete attaccati al mito dell'Onu e vi sembra una bestemmia, per capire meglio quanto numerose siano le ragioni di chi la pensa diversamente e non si tratti di pura e rozza propaganda vale la pena di leggere e riflettere.