CAMILLO


Recensione di
CONTRO L'ONU


Marco Bastiani
IL GIORNALE DELLA TOSCANA, 1 luglio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Immaginate se le truppe dell' esercito italiano o americano fossero accusate di aver sfruttato sessualmente bambini di Paesi del terzo mondo. Pensate a che cosa succederebbe se un ministro di Silvio Berlusconi o di George Bush subisse da una dipendente statale una denuncia di stupro, e se il capo del governo insabbiasse lo scandalo. Chiedetevi quanto sareste furiosi se un sodale del presidente fosse implicato nel più grande caso di corruzione della storia. Scoppierebbe il finimondo o no? Nel caso dell'Onu non succede nulla o quasi”. Sono immagini forti quelle che proietta Christian Rocca, inviato speciale del Foglio a New York, nel libro dal titolo assai esplicito “Contro 1'Onu” (Lindau, 13,50 euro).
Rocca, in un volume sintetico ma con bibliografia ben documenta, racconta tutti i fallimenti delle Nazioni Unite e ne chiede la cancellazione, per lasciare il posto a un’Alleanza delle democrazie che riesca a monitorare meglio e magari evitare le violazioni dei dittatori. Neanche la riforma sul tavolo del segretario generale Kofi Annan, secondo Rocca, risolverebbe il problema perché “rispetto alle grandi questioni come la sicurezza e la pace l’Onu è un ente inutile, anzi dannoso”. Il consiglio di sicurezza e l'assemblea generale hanno tradito lo spirito e i principi della Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi scandali e disastri, dal genocidio del Ruanda nel '94 alla corruzione legata al programma umanitario Oil for food scoperta nel 2004. Esagerazioni di un giornalista che la sinistra facilmente ingabbierebbe nella bushiana categoria dei neoconservatori? Non proprio, considerando che le stesse opinioni negli Usa (la Nazione che da sola sostiene l'Onu pagando il 22 per cento del budget, mentre l’Italia è quarta versando 50 milioni di euro all'anno pari al 4,8 per cento) vengono sostenute anche dai democratici. Due docenti universitari liberal, Ivo Daaler e James Lindsay,  l'anno scorso arrivarono a pubblicare un articolo sul Financial times per sostenere che l'Onu non è mai stata all'altezza del suo compito. Rocca sottolinea che troppo spesso le Nazioni non democratiche finanziano 1'Onu per pulirsi la coscienza sporca di chi non rispetta i diritti umani e il diritto internazionale. Qualche esempio? “Cina, Cuba, Sudan, Arabia Saudita e Libia hanno tre cose in comune - esemplifica Rocca -sono feroci dittature,  rifiutano il concetto di diritti umani e sono stati membri entusiasti della commissione dell'Onu sui diritti umani. La Libia nel 2003 ha addirittura presieduto i lavori, mentre nel 2002 gli Usa sono stati esclusi dalla commissione per effetto della strana alleanza fra dittature e quei Paesi europei contrari alla politica di George W. Bush”. L'Onu non è tutta da buttare, molte agenzie umanitarie svolgono compiti insostituibili, anzi andrebbero rafforzati. È il caso del World food program (il programma di alimentazione mondiale) o dell'Unhcr (l’Alto commissariato per i rifugiati), ma l'assemblea  generale, il segretario generale e il consiglio di sicurezza sono ormai strutture inutili, anzi dannose per la pace e la democrazia. Il neo-ambasciatore americano all'Onu,  Jhon Bolton, anni fa esemplificò il concetto con una frase a effetto che è rimasta nell'aneddotica storica: “L'Onu è qualcosa di inesistente. Se dal Palazzo di vetro di New York sparissero una decina di piani nessuno noterebbe la differenza”.