CAMILLO


Paolo Granzotto, Il Giornale, su Esportare l'America

IL GIORNALE, 30 novembre 2003

di Paolo Granzotto, Il Giornale
Ce li ha, caro Aleardi, euro quattro virgola novanta? Allora acquisti, oggi stesso, Esportare l'America (edito da I libri del Foglio). In quel saggio l'autore, Christian Rocca, traccia una mappa minuziosa del movimento dei neoconservatori, i neocon, ovvero del più vivace e interessante laboratorio di idee e di iniziative politiche oggi sul mercato. Lette le prime pagine son pronto a scommettere che cambierà opinione rendendosi conto che il pensiero politico non è "finito" con la fine della Storia (sempre che essa sia davvero finita), ma, almeno Oltreoceano, si sta dando un sacco da fare. Non so com'abbia fatto, Rocca, ma in Esportare l'America c'è davvero tutto quel che serve per comprendere il fenomeno neocon e valutarne, alla luce dei propri principi, l'ideologia. Qualunque possa essere il giudizio finale, lei non mancherà di prender atto, immagino con un senso di liberazione, che comunque la si giri i neoconservatives sfuggono - finalmente! - allo sclerotico dualismo destra-sinistra che immiserisce il dibattito politico, specie in Italia. E mi dica se è poco. Lo stesso suffisso con (servative) non basta a schierarli in base agli schemiu correnti: in economia, per esempio, sono tutt'altro che conservatori mentre lo sono in politica estera (erano a favore dell'intervento americano in Irak). Roba nuova, comunque lontana dai vecchi canoni della politica, elaborata - e questo è assai interessante - da intellettuali provenienti dalla sinistra liberal dall quale, delusi, si dissociarono quando essa fu, cito, "sequestrata dai radical chic e dalla controcultura antagonista". Senta questa: "Ai cocktail party nell'Upper East Side di Manhattan (...) si chiacchierava con disinvoltura di rivoluzione. E lo champagna non mancava mai. C'erano liberal che dicevano che avrebbero votato per Richard Nixon, invece che per il campione del leftism George McGovern, perché convinti che se avesse vinto il candidato Democratico la destra reazionaria avrebbe fatto un colpo di Stato. Nixon avrebbe annullato le elezioni e secondo queste farneticazioni sarebbe arrivato il fascismo"£. Non sembra che si parli dei fatti nostri, con la sinistra salottiera sempre lì a prefigurare il regime? Che le battaglie, se le fa, le fa con contorno di girotondo per Sabina Guzzanti? Un'attrice comica?

Davvero, caro Aleardi, legga quel libro ma badi, senza farsi troppe illusioni. Non speri che l'ideologia neocon possa facilmente allignare da noi, rinfrescando un po' l'ambiente politico. Come spiega Christian Rocca, la sinistra americana, da dove appunto provengono i neocon, è sostanzialmente liberale: "Ha subito il fascino del socialismo in certi periodi storici, ma non è mai stata comunista". Da noi, al contrario, "la sinistra è stata prevalentemente comunista, fino a ieri l'altro. Poi è diventata postcomunista senza elaborare il lutto del crollo del Muro e di un'ideologia che ha realizzato dittature e massacri e arretramenti sul fronte dell'uguaglianza e dei diritti più elementari dei lavoratori". Cervelli così non potranno mai produrre qualcosa di nuovo o di originale, né farsi sedurre dal pensiero neocon. Per loro, effettivamente, la Storia è finita esattamente nel novembre 1989. Da allora, encefalogramma piatto.