Vijay Iyer
Brad Mehldau
Esbjorn Svensson
Giovanni Mirabassi
Jon Balke
Gianni Cappiello
IL FOGLIO, 21 settembre 2002
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VIJAY IYER
Panoptic modes (Red Giants)
Chiedere a un commesso di negozio questo disco è impossibile.
Come diavolo si pronuncia il nome del suo autore, Vijay Iyer?
Ditegli comunque che è indiano, che suona il pianoforte.
Quello vi guarderà basito: "Un indiano?". Non
provate a dirgli il nome del sassofonista, è un casino:
Rudresh Mahanthappa. Uhm, magari aggiungete che questo pianista
indiano percuote la tastiera con le dita rigide, che suona come
lo farebbe oggi Thelonius Monk. Niente, non ce la farete mai
a trovarlo, anche perché magari "Panoptic modes"
in Italia non è neanche in vendita. Cavoli vostri, vi
perdete uno dei dischi più belli dell'anno. Jazz infernale,
eppure melodico. Potente, informale. Il volume di suono che il
quartetto di Iyer riesce a produrre è senza precedenti
(escluso Cecil Taylor, ovvio). Tranquilli, lo trovate su Internet,
ma fatene un buon uso di questo disco. Non è di ascolto
facilissimo, e se lo proponete ad amici che non hanno un orecchio
allenato, rischiate di perderli definitivamente. Magari fate
un affare.
BRAD MEHLDAU
Largo (Warner Bros.)
Brad Mehldau è il più bravo, per questo gliene
diciamo di tutti i colori. Un passo indietro: i suoi ultimi dischi,
pur essendo belli, sembravano fatti con lo stampino: l'arte del
trio e della riproposizione moderna degli standard jazz. Dopo
un po' hanno stufato. C'era stata la felicissima parentesi di
pianoforte solo, ma da sola non era sufficiente e Brad ha capito
che doveva fare qualcos'altro. Ecco, Largo, il suo nuovo disco,
è il qualcos'altro che paradossalmente fa rimpiangere
i dischi precedenti. Mehldau ha aggiunto i fiati (oboe, clarinetti,
flauti, tromboni e quant'altro). Di più. Qua e là
ci sono anche chitarre, e pianoforti preparati e vibrafoni (entrambi
suonati da Brad). La batteria, poi, dà un ritmo volutamente
rock ai brani. Il progetto, come si dice, è ambizioso,
ma non è riuscito pienamente. Funziona alla perfezione
quando Brad suona il pianoforte e sembra uno Schumann moderno,
quando reinterpreta i Radiohead di Paranoid Android e quando
si ricorda che sa scrivere melodie bellissime (When it rains,
il primo brano). L'orrore arriva quando Brad paga il dazio alla
musica brasiliana di Tom Jobim.
ESBJORN SVENSSON TRIO
Strange place for snow (Act)
Esbjorn Svensson è un fenomeno. Suona il pianoforte jazz,
ma se lo ascolti sembra un'altra musica. I dischi del trio svedese
dimostrano come oggi la versione europea del jazz sia decisamente
più viva dell'originale americano. Diciamo che il nuovo
jazz europeo è l'eccezione che conferma la ferrea regola
della superiorità della produzione culturale statunitense.
GIOVANNI MIRABASSI
Dal vivo (Sketch)
Prendete nota. Giovanni Mirabassi è un gran pianista,
bravo davvero. Lo potete ascoltare tranquillamente, i brani sfilano
leggeri e non correte il rischio che gli amici non vi salutino
più. La musica, infatti, è orecchiabile, sembra
quasi la colonna sonora di un film, è dolce e intensa.
Mirabassi è più Mehldau che Jarrett. Questo disco
è stato registrato dal vivo al Duc des Lombards di Parigi
con il supporto di due bravi accompagnatori, il contrabbassista
Daniele Mencarelli e il batterista Louis Moutin. Tutto bene?
No, questi qui, anche i più bravi, ci devono sempre mettere
la ciliegina dell'impegno politico sennò non sono contenti.
e così l'ultimo brano è una cover, chiamiamola
così (standard sarebbe troppo). Non una canzone qualsiasi,
ma uno degli inni della sinistra, "El Pueblo unido jamas
sera vencido". Gli Intillimani, dunque. Evviva. E' bella,
così jazzata. E l'ascolto prolungato fa rinsaldare la
convinzione che il popolo unito non sarà mai sconfitto
(né dal potere giudiziario né dai ribaltoni di
palazzo, figuriamoci dai girotondi).
JON BALKE and MAGNETIC NORTH
ORCHESTRA - Kyanos (Ecm)
Anche Jon Balke è un pianista. Sperimentatore di fusioni
tra il jazz e le musiche nordiche e non occidentali. La sua Magnetic
North Orchestra nacque dieci anni con l'obiettivo di combinare
un gruppo di percussioni, un quartetto d'archi e un sestetto
jazz per esplorare la tradizione orchestrale del jazz, e per
trovare i punti di contatto tra la musica afroamericana e le
altre culture. A poco a poco il progetto si è meglio definito,
e ora la Magnetic Orchestra è un gruppo di sette elementi
con pianoforte, due trombe, sax, violoncello, contrabbasso e
batteria. E' una musica concentrata, che trae la sua forza dalla
sottrazione, dalla nota in meno, dal vuoto. Musica da camera
del 2000. Insomma, un disco Ecm.
GIANNI CAPPIELLO TRIO
Paseada con Bruno - Splasc(h)
Ecco un bravo pianista italiano, e ce ne sono. Gianni Cappiello
e il suo trio dedicano con passione il loro disco alla musica
di Bruno Martino, artista molto amato nel mondo del jazz per
il tema di "Estate", ormai entrato tra gli standard
del jazz. Cappiello fa una cosa diversa, suona i brani più
belli di Martino, escluso "Estate".
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