CAMILLO


Michael Ledeen smonta punto per punto la spy story di Largo Fochetti


IL FOGLIO, 2 novembre 2005




































 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al direttore – Leggendo gli ultimi articoli di Repubblica si ha la stessa impressione di quando si va a fare una passeggiata in un mondo fatto di fantasia, dove la realtà non sta in piedi e dove ogni singolo elemento può essere inventato a proprio piacimento. Deve essere divertente scrivere cose che nessuno ha il compito di controllare, cose dove è data grande importanza a organizzazioni che non esistono e a persone che non hanno mai lavorato dove dice Rep. Senza addentrarsi nelle singole invenzioni nell’articolo, riportiamo qui alcune delle più clamorose.
Il famoso incontro a Roma nel dicembre 2001: (1) la descrizione fisica della stanza è tutta sbagliata (una stanza che Repubblica non avrebbe mai potuto identificare. Metà del tempo a Piazza di Spagna, l’altra metà all’Hotel Parco dei Principi). (2) Non c’erano mappe dell’Iraq, della Siria etc. Il conteggio dei partecipanti all’incontro era errato. Non erano più o meno 25 persone, ma una mezza dozzina.
Anche la descrizione degli iraniani è sbagliata. Ha dell’incredibile una cosa: non erano affatto oppositori del regime.
Rep. sembra essere convinta che il dicembre del 2001, in qualche modo, corrispondesse pressappoco alla “vigilia della guerra in Iraq”. Ma la questione della guerra in Iraq allora non era ancora stata definita, figurarsi se pianificata. Nel dicembre 2001 noi stavamo combattendo in Afghanistan: all’incontro gran parte dell’attenzione è stata dedicata proprio all’Afghanistan.
Dei “tre uomini che nel 2004 si alternano a Baghdad al fianco di Chalabi come ufficiali di collegamento”, Rep. ne nomina soltanto due. E quei due sono stati identificati male, come la maggior parte delle persone citate. Micheal Rubin non è e non era presidente dell’American Enterprise Institute. Il periodo che ha passato in Iraq risale alla “fellowship” del Council on Foreign Relations, amministrato dal Pentagono. Salvo per un paio di mesi prima di andare al dipartimento della Difesa (e perciò prima di andare in Iraq), quando stava finendo un progetto di ricerca, andò semplicemente all’Aei (e non all’Aie, come Rep dice più volte, l’inglese non è certo il suo forte), dopo il suo mandato al Pentagono. E Harold Rhode (“dell’Office of Special Plans di Douglas Feith”) non ha mai lavorato nell’Office of Special Plans, che non è mai stato sotto il comando di Feith. Né Rubin né Rhode erano“ufficiali di collegamento”. Rubin viaggiava costantemente in giro per l’Iraq e raramente ha visto qualcuno nella “Green Zone” o all’Iraqi National Congress. La stessa cosa vale per Rhode. Anche lui viaggiava molto.
Il capo dell’intelligence dell’Iraqi National Congress non ha, come dice Rep., quasi 50 anni, ne ha 30 (e 50 nemmeno li dimostra).
Repubblica dice che Francis Brooke, un americano che lavora con l’Iraqi National Congress, ha avuto in mano i documenti falsi del Niger. Nessuno gli ha mai chiesto nulla, avrebbe reso più difficile il lavoro d’invenzione, credo, ma io l’ho fatto: dice che è un “nonsense”. Rep. dice che Brooke era un intermediario di Condi Rice, quando non si sono mai incontrati.
Rep. dice che ci sono stati alcuni incontri a Roma che hanno coinvolto me, due ufficiali del Pentagono, “i colonnelli dell’Iraq National Congress, gli iracheni sciiti dello Sciri e i Guardiani della rivoluzione”. Non c’è mai stato un incontro. Giusto per far risparmiare tempo ai cantastorie di Rep., non ho mai incontrato nessuno né dello Sciri né dei Guardiani. Né a Roma, né in nessun altro posto. Non conosco nessun colonnello dell’Iraqi National Congress. Conosco soltanto civili.
Rep. non sa neanche inventare bene. L’articolo rimanda alle Brigate Sadr dello Sciri. Ma confonde le Brigate Badr (questo è il vero nome) con Moqtada al Sadr, il che è molto diverso. Le Brigade Badr dello Sciri furono addestrate in Iran per circa vent’anni, poi furono rimandate in Iraq dopo la liberazione del paese. Moqtada è un iracheno i cui seguaci vivono per la maggior parte a Baghdad. Perciò è impossibile che il capo dello Sciri abbia mai potuto parlare a Rep., così come invece si rivendica, mettendo tra virgolette le sue parole: “Le Brigate Sadr, con milizie indipendenti l’una dall’altra sono a Baghdad”. Vi posso assicurare che Muhammad Baqr al Hakim conosce il nome della sua organizzazione.
Secondo Rep., “la falsa intelligence che dichiarava che Saddam aveva armi chimiche proveniva dallo Sciri tramite gli iraniani”. Non sa Rep. che il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re Abdullah di Giordania hanno raccontato frottole al governo americano? Crede che siano loro gli agenti iraniani?
Rep. dice che io ho rappresentato l’Office of Special Plans del Pentagono. Questo è falso, e loro sanno che è falso, perché furono proprio i giornalisti di Rep. a chiedermelo alcuni mesi fa via e-mail. In quell’occasione dissi loro che non avevo mai lavorato per alcuna agenzia del governo durante l’intera Amministrazione Bush. E neanche con i suoi predecessori. Questo è il motivo per cui ho fatto causa a Rep., che ha cortesemente rincarato la dose a ogni nuovo articolo.
Tralasciando gli errori di fatto, ciò che rende Rep. ancor più ridicolo è il ragionamento complessivo. Cioè che il governo degli Stati Uniti si stava incontrando segretamente con i leader delle milizie iraniane, i leader delle Guardie rivoluzionarie iraniane e l’intelligence militare italiana per preparare la guerra contro Saddam Hussein. Sono cose così lontane dalla realtà da essere inimmaginabili, e qualche buon dottore dovrebbe controllare i giornalisti di Rep. Allora gli iraniani stavano organizzando operazioni in Afghanistan per uccidere i soldati americani. Gli ufficiali americani vennero a Roma per parlare di quelle operazioni e del ruolo dell’Iran nel appoggio al terrorismo. Le informazioni raccolte nel 2001 a Roma salvarono vite americane. Gli italiani dovrebbero elogiare il loro governo per la partecipazione ai colloqui ed è un oltraggio per Rep. inventare così tante favole, nel disperato tentativo di trovarci qualcosa, qualsiasi cosa, di male.
    Michael Ledeen
    (traduzione di Claudio Cerasa)