CAMILLO


Recensione di Maurizio Molinari su Esportare l'America

LA STAMPA, 24 novembre 2003

24 Novembre 2003
Il manuale dei neoconservatori
per capire l'America di oggi

di Maurizio Molinari
CENTOTTANTA pagine per raccontare ideali e sfide del progetto dei neoconservatori. Esportare l'America è il manuale firmato da Christian Rocca per la collana di libri de Il Foglio che accompagna il lettore nella trasformazione vissuta dagli Stati Uniti di George W. Bush dall'indomani degli attacchi terroristici subiti da quattro aerei-missile l'11 settembre del 2001.
Per raccontare l'«idealismo realista» di chi siede nel pensatoio della guerra al terrorismo - da Paul Wolfowitz a Irving e William Kristol, da Andrew Sullivan a Robert Kagan - Rocca guida il lettore ricostruendo la parabola dei neoconservatori. Dalle origini socialiste alla rottura con il partito democratico ai tempi del campagna contro il Vietnam fino agli studi su Leo Strauss, all'avvicinamento ai repubblicani durante la presidenza di Ronald Reagan e quindi alla convergenza d'intenti con George W. Bush sulla necessità di rispondere agli aerei-missile con una strategia di largo respiro che va ben oltre il rovesciamento dei taleban in Afghanistan e di Saddam Hussein in Iraq.
Come recita la citazione di Irving Kristol: «Il neoconservatore è un liberal che è stato assalito dalla realtà». Le radici affondano nei valori e nella Storia del partito democratico ma la testa è repubblicana, o meglio reaganiana. Non a caso il sottotitolo del volume è «La rivoluzione democratica dei neoconservatori». Il libro è un manuale senza pregiudiziali di sorta, ricostruisce con pazienza dettagli e dissensi dei salotti di Washington.
È scritto in modo da poterlo tenere in tasca come chiave di lettura di una cronaca intensa, quotidiana, costellata di eventi tragici ed improvvisi: attentati di Al Qaeda, allarmi anti-terrorismo e combattimenti nel Triangolo sunnita fra americani e baathisti.
Vi si trovano le opinioni del presidente, i dibattiti che infiammano le riunioni alla Casa Bianca ed anche le posizioni di quei democratici che, come Paul Berman, sfidano i liberal a darsi una politica di alto profilo per affrontare la sfida del terrorismo, seguendo l'esempio del premier progressista britannico Tony Blair.
Sorprende dunque il fatto che un libro così disseminato di nomi, date e fatti abbia vissuto una vicenda tanto travagliata - un piccolo editore si è rifiutato di pubblicarlo - sebbene le pagine aiutino a comprendere la cronaca di tutti i giorni, come ad esempio nel caso della genesi della «rivoluzione democratica globale» che il presidente Bush ha illustrato solo pochi giorni fa parlando dentro il Whitehall Palace di Londra e rivolgendosi ai leader alleati del Vecchio Continente.
Le ultime righe sono dedicate ai più spietati fra i critici degli Stati Uniti nel post-11 settembre: «Sono ancora in molti a non volere l'America ma c'è tanta gente in coda perché prima o poi tutti giungono in America, tutti vogliono assaggiare l'America». Il libro offre un'occasione per farlo.

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