CAMILLO


Recensione di
CONTRO L'ONU


Maurizio Stefanini
IL FOGLIO, 22 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro Christian Rocca (nel suo “Contro l’Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un’alleanza tra le democrazie”, Lindau, 160 pp., 13,50 euro) ha già avanzato una soluzione radicale, di impianto neocon: l’organizzazione creata dai vincitori della Seconda guerra mondiale nel 1945, con l’obiettivo di assicurare la pace e la sicurezza, ha ormai fatto definitivamente bancarotta, e tanto varrebbe metterla in liquidazione, per sostituirla con la “formidabile idea” di un’alleanza di democrazie. Ma che quella dell’Onu sia ormai una questione sul tappeto è la tesi di altre proposte editoriali. Una è quella di Fabio Grassi Orsini, diplomatico di carriera dal 1960 al 1982, e ordinario di Storia dei movimenti e partiti politici e Storia contemporanea all’Università di Siena. “Il mito dell’Onu” (Liberal Edizioni, pp. 138, 13 euro), come ricorda Renzo Foa nella prefazione, nasce da una relazione al convegno che Liberal organizzò il 9 e 10 luglio 2004 sul tema “Da Yalta all’11 settembre. Il ruolo dell’Onu e le nuove relazioni internazionali”. E ha inoltre la curiosa particolarità di recare due diversi sottotitoli, che però chiariscono ulteriormente il concetto: “Un’istituzione discussa in un’Italia divisa” in copertina; “Il Palazzo di Vetro nella politica italiana” all’interno.
La critica, anch’essa di stampo neocon, è svolta dal punto di vista della storia italiana, ricordando come l’Onu sia stata a lungo un “desiderio proibito” per il nostro Paese, escluso fino al 1956, prima in seguito alla sconfitta nella Seconda guerra mondiale, poi per il gioco di veti incrociati tra Usa e Urss sull’adesione dei rispettivi “satelliti”. Lo stesso testo “pacifista” dell’articolo 11 della Costituzione, oggi oggetto di tante contestazioni, fu appunto concepito nella speranza, a posteriori rivelatasi ingenua, che sarebbe bastata quella dichiarazione di intenti per essere ammessi nel nuovo “salotto buono” della politica internazionale e/o ottenere qualche “sconto” sul tavolo del Trattato di pace. Però, come osserva l’autore, “l’interesse dei partiti e dell’opinione pubblica verso le Nazioni Unite è stato a corrente alternata e sempre in funzione delle convenienze interne”. Quella stessa sinistra pacifista che oggi ne fa una bandiera è magari la stessa che al tempo della Guerra di Corea o di quella del Kuwait manifestava contro l’Onu in quanto “serva degli americani”. Quasi in base a un paradossale assunto: “le Nazioni Unite vanno bene quando non combinano niente”.

La riforma del sistema di sicurezza
Andrea de Guttry è invece professore di Diritto internazionale e vicedirettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, oltre che responsabile di un International Training Programme for Conflict Management per la formazione di personale civile nelle operazioni di pace, assistenza umanitaria e osservazione elettorale; mentre Fabrizio Pagani è oggi funzionario internazionale, dopo aver insegnato Organizzazione internazionale all’Università di Pisa. Già da questo semplice background è facile arguire come il loro “Le Nazioni Unite. Sviluppo e riforma del sistema di sicurezza collettiva” (Il Mulino, pp. 212, 11,50 euro) si collochi su un piano differente, rispetto alle critiche neocon. Tuttavia non si tratta neanche di una difesa d’ufficio, quanto piuttosto di una ricostruzione storico-giuridica del “sistema Onu” e dei suoi antecedenti, dal Congresso di Vienna alla Società delle Nazioni. Anche qui c’è un capitolo dedicato alle relazioni tra Italia e Nazioni Unite, viste però, piuttosto dal punto di vista della storia del sistema politico-partitico italiano come nel testo di Grassi Orsini, dalla visuale opposta dell’Organizzazione, e del contributo di valori, idee e risorse che il nostro paese le ha storicamente fornito.
Anche quest’opera implicitamente simpatetica, però, proprio perché didattica non può non finire per registrare la crisi in corso. Se basta infatti il primo capitolo a esaurire la genesi del sistema di sicurezza collettiva, se si compendia nel secondo uno schema completo su istituzioni e funzionamento delle Nazioni Unite, ce ne vogliono ben quattro per sviscerare tutte le problematiche relative all’auspicata riforma: dalle procedure e dai meccanismi richiesti alla storia dei tentativi falliti, agli obiettivi e interessi in gioco dietro alle ipotesi di riforma. E, forse per scaramanzia, quello che analizza le “opzioni di riorganizzazione della comunità internazionale alla luce della nuova egemonia americana” non è messo alla fine.
Maurizio Stefanini