CAMILLO


Recensione di
CONTRO L'ONU


Danilo Taino
IL CORRIERE DELLA SERA, 10 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 2005 avrebbe dovuto essere l'anno della Grande riforma delle Nazioni Unite: non solo del Consiglio di sicurezza, con l'ingresso di nuovi membri, ma anche di un centinaio di altri cambiamenti. Per mettere il Palazzo di Vetro al passo con i tempi. Quasi a metà anno, si può dire che non lo sarà: l'Assemblea che a settembre vedrà riuniti più di 150 tra capi di Stato e di governo, e che avrebbe dovuto mettere il timbro sulle innovazioni, discuterà di povertà, ratificherà decisioni a favore dell' Africa già prese dal G8 (se questo nel frattempo ci sarà riuscito) e della Grande riforma varerà forse qualche piccolo, innocuo pezzo. Per la delusione del segretario generale Kofi Annan, che lo scorso marzo ha lanciato il piano di cambiamento, e di coloro che nell'Onu ancora credono. E per la soddisfazione di chi non ne può più e pensa non sia riformabile.
 Il fatto è che l'istituzione, che nell'immaginario dovrebbe essere al vertice del mondo
non funziona, è in crisi. Così in crisi che la domanda di fondo, oggi, è se si possa salvarla e recuperarla oppure sia meglio chiuderla. Due libri da poco pubblicati affrontano il problema da punti di vista diversi, se non contrapposti. Il primo — Lo specchio del mondo, di Paolo Mastrolilli — propende, già dal titolo, per la necessità di mantenere la centralità delle Nazioni Unite, quindi di riformarle. L'altro — Contro l'Onu, di Christian Rocca — sostiene che l'istituzione ha fallito e andrebbe rimpiazzata.
Mastrolilli, corrispondente da New York per La Stampa e Radio Vaticana, è affascinato dal palcoscenico del Palazzo di Vetro. Ne racconta la storia con puntualità: dalla nascita nel giugno del 1945 a San Francisco alla scarpa battuta sul tavolo, o forse solo agitata nell'aria del grande salone dell'Assemblea generale, da Nikita Krusciov nel 1960; dallo scandalo Oil for Food durante il programma di aiuti all'Iraq di Saddam Hussein alla decennale battaglia italiana, tuttora in corso, per impedire un allargamento penalizzante del Consiglio di sicurezza.

La sua convinzione, che percorre il libro, è che al Palazzo di Vetro tutto sommato qualcosa di positivo succeda. Grande inefficienza, molta burocrazia, scandali, incongruenze ma anche un luogo unico nel quale i Paesi — democrazie o dittature, liberali o tirannici — si parlano e si confrontano. In più, l'Onu è un'organizzazione che, assieme alle sue agenzie, ha un ruolo indiscutibile nel tenere alti nell'agenda della politica internazionale problemi che tendono a passare sempre in secondo piano, come la povertà in Africa o i rischi di epidemie globali. Formalmente, Mastrolilli non prende posizione ma, dalla sua precisa cronaca e dal suo argomentare, si capisce che a suo  giudizio, per quanto criticabili, le Nazioni Unite hanno ancora un ruolo e vale la pena provare a riformarle.

Rocca, inviato speciale de Il Foglio, nel suo libro è meno cronista e più polemista. «Le Nazioni Unite sono fallite» è l'incipit: seguono, raccontati con fatti e numeri, quelli che effettivamente sono i tanti flop dell'Onu nei suoi 60 anni di storia. Innanzitutto l'incapacità quasi assoluta del Consiglio di sicurezza e dell'Assemblea generale di difendere la sicurezza nel mondo, fatta forse eccezione per la guerra di Corea nei primi anni Cinquanta. E i tradimenti a volte bizzarri dello spirito che ispirò la fondazione dell'organizzazione: ad esempio quando, nel 1967, l'allora segretario generale U Thant, «un uomo politico birmano che credeva negli astri», ritirò, su richiesta del leader  egiziano Nasser, i Caschi blu dal Sinai e aprì  così la strada alla Guerra dei sei giorni. 

«Irrilevanza e disastri» accusa Rocca: l'incapacità prima di difendere Israele, per esempio, poi il sostanziale riconoscimento del diritto al terrorismo di alcuni popoli e l'accusa di  razzismo rivolta al sionismo; oppure la copertura data a Kurt Waldheim, il segretario generale degli anni Settanta che aveva nascosto i suoi passati nazisti, era forse ricattato dai sovietici che sapevano, ma riuscì a tenere seppellite per anni nelle cantine del Palazzo di Vetro le prove della sua appartenenza alle camicie Brune. Rocca ritiene che alcune agenzie delle Nazioni Unite funzionino e vadano mantenute: l'Alto commissariato per i rifugiati, il World Food Program, l'Organizzazione mondiale della sanità. Ma è convinto che l'Onu stessa sia un fallimento, spesso dannosa, più utile ai dittatori che ai Paesi democratici. E che anche la riforma proposta da Annan «finirà nel nulla, come tutte le altre»: se si va indietro nel tempo, scrive, «l'Onu non funzionava, non ha mai funzionato e il segretario generale pro tempore si è sempre preoccupato di preparare una riforma che regolarmente non ha mai portato a nulla».

Piuttosto gli piace l'idea di un'Alleanza delle democrazie o comunque di una nuova organizzazione mondiale alternativa, alla quale si possa aderire solo se si rispettano alcuni standard di demoeraticità: è lo sviluppo, in fondo, delle alleanze ad hoc, su singole emergenze, perseguite dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Non più un palcoscenico ma un'alleanza militante, che dovrebbe prima di tutto lottare contro i regimi dittatoriali.

Visto come si stanno sgretolando, in queste settimane, le proposte di Annan, Rocca ha probabilmente ragione sulla difficoltà/impossibilità di riformare l'Onu. Ma, come sostiene Mastrolilli, questo non significa che il mondo rinuncerà facilmente al palcoscenico del Palazzo di Vetro.