CAMILLO


Bruno Bongiovanni, l'Unità, su Esportare l'America

L'Avanti, 23 novembre 2003

TUTTI RECLUTATI TRA I "NEOCON"
Bruno Bongiovanni

In Italia non sono esistiti, e non esistono, i neoconservatori. Ce lo segnala con disappunto Christian Rocca in Esportare l'America, volumetto distribuito in edicola con Il Foglio. E come mai non sono
esistiti? Perché non vi è mai stato "un diffuso movimento politico di sinistra liberale". Ma non è di conservatori che stiamo discorrendo, vale a dire di personaggi che contrastano aspramente, negli Usa, sinistra e liberals? Di personaggi che non esitano - e non solo per machiavellismo - a stringere un Fronte popolare con telepredicatori
fanatici e tradizionalisti d'ogni genere?

È evidente che in Italia, dove la destra sin dai tempi di Papini e Prezzolini (come ha sostenuto Marcello Veneziani) è "smoderata", si fa fatica ad accettare il concetto - ritenuto troppo quietamente
"borghese" - di conservatorismo. Si cerca allora, con affanno, e non importa se è di America che si discute, di ibridare il
conservatorismo stesso con ciò che può vantare un pedigree di sinistra. Anche il fascismo, secondo il primo Nolte, secondo De Felice, e soprattutto secondo Sternhell, esibisce un peccato originale che consiste nella fusione magmatica di nazionalismo
monarco-conservatore e movimentismo sindacalsovversivistico.

Lo stesso Rocca, comunque, subito si corregge e ammette che in Italia
forse qualche "neocon" c'è stato. I membri del Partito Repubblicano,
ad esempio. Partito che appartiene - è Rocca che giustamente ricorda questa genealogia - alla stessa famiglia risorgimentale degli azionisti. Un altro similneocon sarebbe stato Norberto Bobbio, quando credeva nella Grande Riforma (ma non quello successivo). E poi Craxi.
Anche, viene da chiedersi, l'eroe antiamericano di Sigonella 1985?
Anche l'autore del paragone italo-terzomondistico tra terroristi
palestinesi e Mazzini, con relativa rottura con i colleghi "neocon" del Pri?

Tra i "neocon" vengono infine reclutati gli ex-comunisti rimasti anticomunisti, l'incolpevole Renzo De Felice (significativamente intervistato nel 1975 - un formidabile argomento! - dall'oggi
"neocon" Michael Ledeen), nonché la pattuglia del Partito Radicale.
Valutino i lettori quel che tutti costoro hanno a che fare con un drappello di liberals passati, sin dai tempi di Reagan, nel campo del conservatorismo.

Nessuno ci ha però inflitto, come in altre occasioni, il solito "legno storto dell'umanità". Voler generare l'uomo nuovo, per i militanti utopofobici nostrani, ha infatti creato disastri. È un po'
come "insegnare il Vangelo a bastonate", secondo quel che dicono i genitori di Woody Allen, travestiti da Groucho Marx, in Prendi i soldi e scappa (1969). Esportare la democrazia non dovrebbe avere qualche rapporto con tutto ciò?

Si pensi, piuttosto, a un grande classico italiano, il Saggio storico sulla rivoluzione napoletana (1800) di Vincenzo Cuoco, che mise a fuoco il concetto di "rivoluzione passiva" e l'irriducibile specificità delle condizioni del Regno di Napoli, diversissime rispetto alla situazione francese, che pure era stata illusoriamente imitata e astrattamente importata.